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Messa per gli operai del centro industriale

Gesù ci chiama per nome

Città del Vaticano
, 6/7/2019

Quanto significato c’è dietro il semplice gesto di tracciare una croce sulla fronte, sulle labbra e sul petto prima di ascoltare di Vangelo. Ne ha spiegato l’importanza monsignor Guido Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, durante la messa celebrata all’esterno del capannone della zona industriale del Vaticano, venerdì mattina, 7 giugno.
Con quel gesto, ha detto il prelato, si esprime il desiderio che la parola evangelica possa entrare dentro la nostra intelligenza, stare sulle labbra e penetrare nel cuore. In questo modo, essa diventerà lampada per i nostri passi e orientamento per il nostro cammino. La fede, ha sottolineato monsignor Marini, diventa così vita per la nostra esistenza. Ascoltare la Parola significa riconoscere che Gesù parla a noi nell’oggi, adesso, e ci chiama per nome. Anche Pietro lo ha chiamato con il suo nome: Simone di Giovanni, e alla fine gli ha chiesto di seguirlo. Il rapporto tra Gesù e l’apostolo è personale, l’amore tra i due è reale. Spesso, ha fatto notare il prelato, la nostra fede è astratta, è idealizzata, diventa un codice di comportamento senza un volto preciso, che è quello di Cristo. Da qui la necessità di imparare a sviluppare il rapporto personale con Dio che chiama ciascuno per nome e aspetta da ognuno la risposta al suo amore. Bisogna sentire e accogliere l’invito di Gesù ad amarlo. Soprattutto, non si deve dimenticare che la fede è uno scambio di amore autentico che coinvolge tutta la vita e si trasforma in un rapporto quotidiano e personale con Gesù.
Al termine della messa, padre Bruno Silvestrini, parroco della pontificia parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, ha fatto gli auguri a padre Rafael García de La Serrana Villalobos per il nuovo incarico di direttore della Direzione delle infrastrutture e servizi. Ha anche augurato a tutto il personale che inizia questo nuovo percorso di non perdere mai la grande professionalità, l’entusiasmo e la gioia che da sempre lo distingue.
Osservatore romano 8/06/2019