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Celebrata in Vaticano la festa di sant’Anna

Con Dio si è sempre giovani

Città del Vaticano
, 26/07/2018

Le famiglie di oggi non pregano e non educano più i figli alla fede. È il grido di allarme lanciato dal cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, durante la celebrazione della festa di sant’Anna, svoltasi nella pontificia parrocchia giovedì pomeriggio, 26 luglio.

Al contrario di tanti genitori odierni, ha spiegato il porporato all’omelia della messa, Anna e Gioacchino hanno insegnato alla piccola Maria a invocare Dio, a vivere nell’amicizia con il Signore. E, soprattutto, le hanno trasmesso l’amore per la sacra Scrittura, insegnandole a leggere e a pregare con i salmi. Il cardinale ha poi fatto notare come grazie a questa familiarità con Dio, Maria abbia potuto accogliere con piena disponibilità le parole dell’angelo Gabriele. Anna e Gioacchino, infatti, l’hanno educata alla carità, all’apertura agli altri. Per questo, dopo l’annunciazione, Maria si reca a visitare la cugina Elisabetta, perché la sua carità la spingeva a donarsi ai fratelli. Occorre, perciò, — ha raccomandato il celebrante attualizzando la riflessione — che le famiglie odierne riscoprano il rapporto con Dio e imparino a educare i figli nella fede e nella disponibilità al prossimo, come hanno fatto per esempio i genitori di santa Teresa di Gesù Bambino.

Anche l’agostiniano padre Gioele Schiavella, parroco emerito, che ha festeggiato nel giorno di sant’Anna il 73° anniversario della

sua ordinazione sacerdotale, celebrando la messa del mattino ha fatto riferimento al Protovangelo di Giacomo, scritto nel secondo secolo dopo Cristo. In quel testo si afferma che Anna dette alla luce Maria dopo molti anni di sterilità e che a tre anni dalla nascita la condusse al tempio, in adempimento di un voto che aveva fatto. Al contrario, ha sottolineato padre Schiavella, nei Vangeli manca qualsiasi accenno ai genitori della Vergine.

D’altra parte, Anna, è stata una creatura privilegiata, perché «faceva parte della famiglia in cui Gesù scelse di nascere per venire in questo mondo». Ed è stata la madre dell’Immacolata, di «colei che tutte le generazioni chiameranno beata». Poi, padre Schiavella ha ricordato quando settantatrè anni fa, nel 1945, fu ordinato sacerdote: era il periodo del dopoguerra, «in cui era in atto la faticosa ricostruzione dalle rovine materiali» dopo anni di violenze, di lutti, di odio. Ha poi sottolineato alcuni aspetti che accomunano la festa di sant’Anna e la sua ordinazione presbiterale. Il primo è la fiducia «nella bontà misericordiosa del Signore». Anna, ormai in avanzata età, infatti, «diviene madre dopo tanti anni di sterilità». Da qui il ricordo di quando, prima della riforma liturgica, «ai piedi dell’altare, all’inizio della messa», il giovane Schiavella diceva le parole del salmo: Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat iuventutem meam. Anche i sacerdoti anziani «pronunciavano la frase “Dio allieta la mia gioventù”, anche se giunti alla tarda età». Ma perché laetificat se già era tramontata? si è chiesto l’agostiniano. La risposta è semplice: «Perché l’amore di Dio è eterno e rimane inalterato in tutti i tempi della nostra vita». Anna, poi, ha aggiunto padre Schiavella, «testimonia la presenza di Dio, per avere avuto l’altissimo privilegio di dare alla luce Maria, la madre di Gesù, venuto nel mondo per fare di noi: figli adottivi di Dio». Considerando ciò anche il sacerdote, ha sottolineato, testimonia «la presenza di Dio perché è stato consacrato per continuare la missione di Gesù sulla terra». In entrambi i casi è presente «l’elemento umano e quello divino».

Le celebrazioni si sono infine concluse con il concerto sul tema «La preghiera dell’Ave Maria»

(Osservatore romano 28luglio 2018)